Archivio Ottobre 2010

E’ più che naturale pensare che cucinare la pasta alla Norma in teoria  bisognerebbe essere dei veri siciliani, ma non è detto che anche  una persona “ interregionale “ :)    non possa riuscire nell’impresa, è chiaro a tutti che lo dico per coloro che siciliani non lo sono :)
Devo ammettere che io anche se posso considerarmi “ interregionale ”  le origini siciliane le conservo tutte. E’  da parte della nonna Anna che mi sono giunte e   tramandate alcune sue caratteristiche,  tra l’altro anche quelle culinarie, e diciamo che sono venuta sù bene.
Non è che sto quì a vantarmi, per carità. Anche perchè non è carino auto proclamarsi eroi o esempi da seguire, ma in genere sono gli altri, dopo avvenuta conoscenza a proclamarci per quello che siamo, ma non è il nostro caso.
Quì si vuole sottolineare soltanto che la mia nonna amatissima era ed è stata una fonte di insegnamento e di grande affetto.
Scusate la confidenza :)

Ricordo le lezioni di cucina a cui venivo sottoposta, con mio grandissimo piacere devo dire, dove la nonna con molta pazienza e soprattutto creando un ambiente giocoso e gioioso mi insegnava ed imparavo le cosine che tutt’oggi conservo.
La prima cosa che mi insegnò per realizzare la pasta alla Norma fu quello della preparazione delle melanzane.
Sceglierle era una delle priorità da seguire. Belle e grandi con la buccia lucida ed il gambo verde, altrimenti venivano scartate a priori. Un elemento che a me sembrava strano era quello di guardare la nonna soppesare sulla mano la melanzana.
A che scopo direte voi?
Ma a quello di catagolare la melanzana, nel senso che più pesante è, più semini neri contiene, pertanto scegliere quelle leggere era senza dubbio da preferire.
Il momento di affettarle era particolare, poichè ogni fetta doveva essere tagliata perfettamente,  altrimenti durante la cottura poteva risultare poco uniforme nella doratura.

Quanti ricordi e tutti ancora vivi e intinti in una nota di dolce malinconia.

Il tempo passa e grazie alla nonna ho imparato a seguire la sua ricetta di questo delizioso piatto che tutti, per fortuna conoscono.
Se volete assaggiarne il gusto e assaporarne le fattezze dovete assolutamente prepararlo.

Dopo aver fritto in olio caldo le fette di melanzane che terrete da parte bisogna preparare il sugo di pomodoro.
Niente paura, non vi obbligo ad  usare i pomodori  freschi, neanche se fossimo nella giusta stagione  :)
quindi prendete un bel barattolo di pomodori pelati e tuffateli nel tegame dove con anticipo avete fastto  appassire  un bel pezzo di cipolla tagliata finemente.
Triturate i pelati con i rebbi della forchetta e salate appena unendo un pizzichino di zucchero che aiuterà ad eliminare l’acidità del pomodoro. Fate cuocere sino a quando il sugo si restringe, e solo a questo punto unite qualche fetta di melanzana tagliuzzata continuando la cottura ancora per qualche minuto.
Cuocete la pasta.
Scegliete i rigatoni o i torciglioni e scolateli al dente e tuffateli nel tegame di sugo. Mescolate bene sul fuoco e trasferite la pasta nei piatti che guarnirete con due fette di melanzana che avete tenuto da parte in caldo.

A questo punto il dubbio sorge spontaneo: è bene far nevicare il parmigiano grattugiato oppure la ricotta stagionata salata tipica sicula?

La seconda è quella indicata e nessuno osi contrastarla, affermava la nonna  :)

Io, anche se evito di contrastare mi permetto, con tutto il rispetto per i siciliani di usare la nevicata di parmigiano.
La preferisco, ecco il perchè, non per altro :)

Naturalmente voi provate entrambi i suggerimenti e poi decidete con obiettività, saprete quale scegliere per soddisfare a pieno gli abbinamenti ed i sapori da gustare.

Che il piatto è magnifico non vi sono dubbi, ora sta a voi scegliere  quando prepararlo, d’altronde non è difficile, vero?

Gli ingredienti per due persone:

un barattolo di pelati
140 g di rigatoni o di torciglioni
mezza cipolla piccola
una melanzana
olio per friggere
sale
olio extra vergine per il sugo: quattro cucchiai da tavola
parmigiano grattugiato
oppure ricotta stagionata salata siciliana

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Che sia non facile rendere un piatto davvero perfetto è cosa risaputa, quello che lo è un pò meno è il fatto che chiunque riesce a portare in tavola un piatto che sia discretamente buono nonostante ci manca la professionalità pari ad un bravissimo chef.

A volte ci si ferma, e non si va oltre nella realizzazione di ricette che pensiamo essere fuori dalla nostra portata dimenticando che con un pò di pazienza, e soprattutto un pizzico di passione e fantasia tutto diventa semplice.

La preparazione del piatto, prettamente di origini romagnole, ma senza alcun dubbio rinomato e popolarissimo è da sempre stato una sorta di conquista  raggiunta dopo varie prove. Si tratta della   piadina, che nonostante sia preparata in casa il suo risultato è davvero buono.
Non è un vanto, ma è solo una realissima considerazione e mi piacerebbe condividere con voi questa ricetta di facile realizzazione.

Elenco  degli ingredienti per quattro piadine:

500 g di farina 00
150 g di strutto
un pizzico di sale
mezzo cucchiaino di bicarbonato
acqua

Gli ingredienti vanno mischiati alla farina e con l’aggiunta di acqua tiepida va formato un impasto non troppo morbido che va lavorato per circa dieci minuti.
Poi va diviso in quattro parti uguali e solo adesso vanno formati dei dischi aiutandosi con il mattarello.
E’ ovvio che se usate il testo romagnolo sarebbe il massimo, ma niente timori perchè una classica padella antiaderente va bene comunque.
Scaldatela bene e fate cuocere le piadine da ambo i lati per poco tempo sistemandole da parte per lasciarle intiepidire prima di essere farcite.
Naturalmente una buona piadina con prosciutto crudo e philadelphia è un suggerimento che posso darvi, ma la varietà è davvero infinita.
Sta a voi scegliere e provare i vari gusti.
D’altronde quello che conta è la personalizzazione dei piatti e naturalmente optare per ingredienti che riescano ad accontentare i palati dei vostri cari.

:)

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Nella mia famiglia vi erano due scuole di pensiero riguardante il pan di Spagna.
E questo accadeva non per i componenti inerenti  gli ingredienti, ma bensì sulla   forma del dolce in questione.
Mia madre aveva stabilito, dopo alcune prove che un pan di Spagna non dovesse superare l’altezza di sette o al massimo otto centimetri, altrimenti dopo la farcitura avrebbe preso l’aspetto di una sorta di torre poco aggraziata.
Al contrario la zia proponeva a spada tratta la sua opinione in merito, affermando che un buon pan di Spagna dovesse essere alto.
A questo punto ci si potrebbe aspettare che per altezza intendesse che ne so un dieci dodici centimetri.
Ma niente affatto!
Figuratevi che come teglia per cuocervi il dolce usava una di quelle pentole in alluminio dai bordi altissimi che si usavano una volta. Ebbene, lei per evitare il problema dei manici in plastica che nel forno si sarebbero liquefatti, e oltre tutto avrebbero liberato veleni tossici ebbe  l’idea di staccarli del tutto, così  trasformò  una pentola da fuoco in una teglia da forno.
Bontà sua !
Ricordo bene i pan di Spagna che sfornava, vi assicuro che in altezza superavano persino il bordo della  sua cosiddetta teglia, e guardarli era uno spettacolo.
Ovviamente la farcitura superava ogni probabile norma che si usa per ogni torta, poichè essendo davvero alto ricavava non so quanti dischi che ad uno ad uno  farciva con le sue creme. Copriva poi la torta di panna montata e  decori vari  che sceglieva  a seconda dell’occasione. Cioccolato o canditi che modificava e trasformava in vere e proprie decorazioni  davvero straordinarie. Realizzava torte che diventavano piccole opere e decisamente buone.
Non ho mai capito se la zia fosse  fortunata oppure era decisamente fornita di grande bravura, poichè nel momento in cui tagliava le fette per servircele rimanevano letteralmente perfette. Mai una sola volta ho visto disfarsi una delle sue fette. Sempre perfettamente allineate sia che le coricavi nel piatto o se le sistemavi in piedi.
Questo era un elemento che destava un vivo interesse in tutti noi, e improntavamo scommesse sulla fetta sperando o meno che crollasse a seconda degli interessi che si erano messi in campo.
Ovviamente la zia sfoderava uno dei suoi sorrisi poco smaglianti e tutta soddisfatta si godeva il meritato successo quando noi tutti ci buttavamo a capifitto sulla nostra gigasntesca fetta di torta.
Mia madre non si meravigliava più di tanto, anche perchè soddisfare i gusti di una marmaglia di ragazzini ed una di adulti, tra l’altro di bocca buona non era poi così difficile. E che rimanesse inconcepibile costruire una sorta di torre da servire come dolce non costituiva certo un punto a sfavore di sua sorella, dato l’entusiasmo che esso procurava. Pur tuttavia, nonostante il volersi tenere fuori dalle poco aggraziate torri della sorella di tanto in tanto  gradiva anche lei una di quelle fette.

Gli ingredienti:

quattro uova

100 g di amido di frumento
200 g di zucchero
una bustina di lievito da dolci

La preparazione è semplice.

Coraggio, non è difficile realizzarlo, e poi a cose avvenute sorriderete compiaciute e compiaciuti per la vostra   maestria   :)
Sorrisi smaglianti a parte.

Rompete le uova   :)   e separate i tuorli dagli albumi.
I primi vanno uniti allo zucchero che monterete a lungo sino a quando diventa un bel composto giallo paglierino  gonfio e spumoso.
Montate pure gli albumi, aggiungeteci un pizzichino di sale e montate a neve molto ferma e tenete da parte.
Unite l’amido di frumento al composto di tuorli e amalgamate bene, aggiungete il lievito e per finire incorporate gli albumi montati a neve.
A questo punto sistemate il composto in una teglia rotonda del diametro di circa trenta centimentri appena unta di burro e portate a cottura in forno caldo a 170 gradi circa.
Lasciate dorare la superficie e controllate con lo stecchino se il dolce è perfettamente cotto.
Aspettate che si raffreddi dopo aver sfornato il pan di Spagna e solo a questo punto potete farcirlo a vostro gusto e con i tipi di creme che preferite.

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Quando la si nomina giunge improvvisa una voglia immediata che va esaudita all’istante onde evitare insostenibili malumori.
Chi non mangia più che volentieri un bel pezzo di pizza alzi la mano.
Lo immaginavo.
Non vedo nessuna mano sventolare, indi per cui da ciò si può liberamente sostenere che tutti adorano la pizza.
Di gusti ve ne sono tantissimi, ma lasciatemelo dire la pizza per antonomasia è la classica e tradizionalissima Margherita.
E’ letteralmente superlativa.
Condita con pomodoro passato e pezzetti di mozzarella e servita calda e    fumante con una spolveratina di origano direi che è il massimo.
Spesso la prepararo in casa e la faccio alta circa un centimetro e dalla consistenza morbida morbida.
Non è difficile da preparare vi assicuro e poi persino gli ingredienti si trovano  nella dispensa di ogni cucina.
Farina e acqua insieme al lievito di birra, a un goccetto di extra vergine ed un pizzichetto di sale e la base per la pizza è fatta.
Ora la cosa importante è la lievitazione che deve essere lunga in modo che l’impasto raggiunga il doppio del volume iniziale.
Nel frattempo potete dedicarvi alla preparazione del pomodoro per condire la vostra pizza. Si fa anche presto e poi per far ancora prima usate la passata già pronta.
A questo punto l’impasto può essere sistemato su una teglia da forno, magari foderata di carta da forno bagnata e strizzata oppure oleate la teglia e così fate prima.
Sulla superficie cospargete la passata di pomodoro ed i pezzetti di mozzarella e lasciate riposare ancora per qualche tempo la pizza per lievitare.
Una mezz’oretta è sufficiente.
Poi accendete il forno e quando raggiunge il massimo della temperatura (ogni forno ha la sua, e non è mai uguale ad un altro forno) posizionate la vostra bella tegliona con la pizza e portate a cottura.
Il tempo si aggira sui venti o trenta minuti, ripeto dipende dal vostro forno.
E poi vi accorgerete dalla colorazione leggermente ambrata dei bordi che la cottura è a puntino.
Ovviamente dopo aver tirato fuori dal forno la pizza prima di servirla aspettate cinque minuti, poi spolverizzate l’origano ed un filino di olio e finalmente dateci dentro :)

Al primo boccone sentirete immediato il senso di morbido e poi il sapore meraviglioso del gusto del pomodoro insieme alla mozzarella filante che si mescola alla fraganza dell’olio e al profumo particolare dell’origano.
Socchiudete gli occhi e immaginate ….. :)
Ora che con la fantasia i vostri sensi sono appagati e la vostra pancetta  è oggettivamente soddisfatta non vi resta che mettere in atto concretamente  e procedere alla preparazione di una buonissima pizza Margherita fatta in casa :)

Gli ingredienti per una teglia grande quanto il vostro forno:

400 g di farina 00
un cubetto di lievito di birra
due cucchiai di extra vergine
un pizzico di sale
acqua tiepida la quantità che basta

Se avete notato ho parlato di morbidezza della pizza, infatti potete ottenerla soltanto se fate ion modo che avvenga la doppia lievitazzione.
La prima tradizionale che si fa con l’impasto e la seconda che avviene  prima di cuocere la vostra pizza.
Infatti, è proprio la seconda lievitazione che provvede a renderla morbida.
Se invece vi piace una pizza leggermente croccante, e dico leggermente croccante evitate di farla lievitare la seconda volta   e cuocetela subito dopo la prima lievitazione.

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